EDIT Torino e la buona pizza di Renato Bosco

Sono finiti i tempi in cui Torino era vista come una città triste e fredda, vecchia e grigia. Oggi il capoluogo sabaudo sta vivendo un momento di grande fermento soprattutto nel mondo dell’enogastronomia.

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Torino è città post industriale che ha saputo reinventarsi e riqualificare molti spazi urbani come quello dove ha sede EDIT, acronimo di Eat Drink
Innovate Together, nuovo punto di riferimento innovativo nel
panorama gastronomico nazionale.

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Ideato da Marco Brignone, imprenditore torinese proveniente dal mondo bancario, EDIT è nato all’insegna della condivisione prima di tutto degli spazi ma anche degli strumenti di produzione, delle materie prime e delle cucine (a parte il ristorante ovviamente).

 

Disposto su due piani per una superficie complessiva di 2400 mq, aperto al pubblico 7 giorni su 7 dalle ore 9:00 alle 2:00, EDIT ospita diverse proposte, tutte coordinate sotto un’unica gestione, con l’obiettivo di offrire ai clienti un’esperienza nuova ed eccellente nel food: lo chef vegano Pietro Leemann e Renato Bosco danno la propria impronta alla Bakery e al Pub,  i Costardi Bros. curano il ristorante con la loro consueta creatività, i mastri birrai incarneranno al meglio lo spirito di condivisione della Brewery e i Barz8 (locale torinese dove abbiamo presentato il nostro libro ndr) animeranno il Cocktail Bar.

 

D’obbligo assaggiare, come primo test, la pizza di Renato che anche qui propone le sue pizze nelle versioni crunch, doppio crunch, aria di pane e panino al vapore il cui topping è in mano allo chef Samuel che riesce a esaltare i diversi impasti con golose combinazioni vegane e non. Queste alcune prove del prossimo menù e vi assicuro che sono meravigliosamente buone!

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Ottimi anche i fritti, croccanti e delicati, abbinati alle salse fatte in casa.

 

Per una come me che non vive a Torino da molti anni è stata una piacevole sorpresa trovare uno spazio polifunzionale, pop e metropolitano come questo con un offerta gastronomica interessante e molto “libera” dove si può scegliere di essere “attori” e mettersi alla prova nella produzione della birra o in cucina, o semplici “spettatori” e lasciarsi sorprendere dalle
ricette di chef, mastri birrai e bartender professionisti, un posto easy chic dove è facile stare bene e dove spero di tornare presto.

EDIT  – Via Francesco Cigna 96/17 – Torino

Telefono +39 (011) 19329700

http://www.edit-to.com
hello@edit-to.com

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Gusto Madre festeggia il Natale a Torino

Tre giorni di presentazione alla stampa e una serata per un brindisi augurale prima dell’apertura ufficiale il 19 dicembre a Torino. E’ partita con il botto la pizzeria Gusto Madre di Massimiliano Prete, Fabio Ciriaci e il nuovo socio, nonché responsabile di sala, Massimo Palumbo.

Diciamo che la città aveva bisogno di un locale dove mangiare una buona pizza in centro e quindi non ci stupiscono né le code, né le attese, né il pienone a pranzo e a cena e che questo era un successo preannunciato, vista anche la loro fama nel mondo della ristorazione.

Lo spazio è grande, accogliente, design curato,  colori caldi, grandi vetrate e bellissimi soffitti con mattoni a vista. I tavoli sono ben distanziati tra loro e, malgrado la capacità di contenere 60 persone, non è rumoroso e il servizio è impeccabile.

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Per quanto riguarda la pizza l’offerta è ‘la solita’ del brand Prete: la CLASSICA, con lievito madre vivo, lunghe fermentazioni e farina; la PIZZ’OTTO, servita in otto spicchi, chiamata anche pizza soffice a pasta alta o “nuvola di grano” perché fatta con un impasto soffice che esalta il gusto del grano macinato a pietra; la PALA, la preferita di Enrico Crippa che l’ha definita “Un soffio d’aria”, una pizza lunga circa 50 cm da condividere; la FA CROC® la preferita di Gabriele Bonci per la sua scioglievolezza e affinità con la romana imbottita; la CROCCANTE,  con un alto grado di idratazione a lievitazione mista e una lunga fermentazione in massa e infine la GUSTO AUTENTICO dove l’impasto viene realizzato con l’idrolisi che innesca una fermentazione spontanea senza l’aggiunta di alcun lievito.

Immancabile anche qui, a completare l’offerta, una carta dei vini e delle birre artigianali, premiata nel locale di Alba come migliore dell’anno 2017 secondo il Gambero Rosso.

Questo quello che ha proposto il maestro pizzaiolo per la nostra prima esperienza torinese.

La soffice con crema di broccoli, burrata di Gioia del Colle, tonno affumicato, foglia di cappero di Pantelleria e olio extra vergine d’oliva

anche nella versione vegetariana con burrata, pomodorini confit e olio extra vergine d’oliva al basilico

la croccante con lardo, verdure di stagione, Castelmagno DOP “Alpe Chastlar” in scaglie e in spuma

la fa croc con crema di ceci, nocciole e raschera

la gusto autentico con cime di rapa, fior di latte, salsiccia di Bra, ricotta salata e olio extra vergine al peperoncino

e poi un chicca natalizia, il Pandolce, un panettone salato con burrata di Gioia del Colle, prosciutto Pata Negra 100% bellota e insalata di finocchio con citronella

Questa volta non volevo farmi mancare i dolci di Fabio e quindi sono stata costretta ad assaggiare il tiramisù, ottimo, con biscotto savoiardo aromatizzato al caffè, crema al mascarpone e cuore al cioccolato fondente

e la Passione Caramello con salsa al frutto della passione, bignè al cioccolato fondente, soffice al caramello salato e vaniglia del Madagascar

Non potevamo scegliere meglio per chiudere in bellezza, e bontà, il nostro  il 2017!

Gusto Madre, via Mazzini 31 – Torino

Info & prenotazione tavoli: 393 5490883

 

 

Pizza e fritti, connubio perfetto

Se vi è mai capitato di vedere qualche vecchio film napoletano, vi sarete di certo imbattuti in un piccolo attore che urla al popolo che le pizze sono calde portando in equilibrio sulla testa una “stufa” di rame.
“‘O guaglione ‘e puteca” – il garzone -, Ciro Coccia comincia così da “Fortuna”, la pizzeria di famiglia nei pressi della stazione centrale di Napoli a ridosso di uno dei mercati più popolari della città.

Mentre due dei suoi fratelli vanno via dall’Italia, portando la loro arte di pizzaioli nel mondo e il più grande, Enzo, diventa pioniere stakanovista della nuova e proliferante pizza-mania che valorizza il disco grazie allo studio e alla selezione degli ingredienti, Ciro, legato alla famiglia e alle tradizioni, crea tanti ponti con la sua vita da ragazzo. Dedica la sua pizzeria di Pozzuoli al luogo dove il padre lo ha cresciuto e educato chiamandola “la Dea Bendata” ed inventa e brevetta una cornucopia fritta al cui interno sono riposti i famosi fritti color oro di cui tutti vanno ghiotti.

Fortuna con cornucopia unisce la dea romana Opi e il corno della capra Amaltea. Viene rappresentata da una fanciulla, solitamente bendata, che distribuisce ricchezze lasciandole cadere da un grande contenitore a forma di corno.
Si ritiene che portare a tavola questo oggetto, rappresenti uno degli auspici più profondi, quello di poter ottenere quello che si vuole.

In effetti i fritti occupano un posto di tutto rispetto qui a La Dea Bendata, lo chef Gennaro Aprea che all’apparenza sembra un omone rude, in realtà in cucina predilige uno stile delicato, accompagnando le sue creazioni con colorate vellutate e sgargianti fiori edibili.

Il risultato è un fritto mai scontato, nemmeno nelle semplici zeppoline che Gennaro prepara con cavolo e origano. Le frittatine di ceci e le polpette di patata e zucca hanno rapito il mio cuore, ma molti prediligono il pacchero ripieno ricotta, funghi porcini, romice e brie al tartufo.

Ciro ha una grande passione: i prodotti di stagione. Il suo obiettivo è quello di beneficiare del massimo sapore e valore nutritivo. Per fare questo da qualche anno collabora con il Giardino dell’orco che ogni giorno gli fornisce verdura appena colta per le sue realizzazioni, e così il menu di Ciro segue per forza di cose l’andamento della natura.

In questo periodo la nuova carta vede comparire le verdure regine dell’inverno, come la verza, abbinata a mozzarella di bufala dop ‘il casolare’, parmigiano reggiano stagionato 36 mesi, basilico, pancetta e olio extra vergine d’oliva dop ‘la torretta’ o la pizza “orto la dea bendata” con gorgonzola, fior di latte ‘il casolare’, mix di verdure tipico della minestra maritata (scarola nera, cicoria, minestra nera, cavolo nero e torzelle) e olio extravergine d’oliva dop ‘la torretta’.

Broccoli con fior di latte ‘il casolare’, salame piccante ‘santoro’, pecorino romano, provolone del monaco, basilico, olio extra vergine d’oliva dop ‘la torretta’ oppure la bianca con zucca e speck con fior di latte ‘il casolare’, olio extravergine dop ‘la torretta’ e scaglie di provolone del monaco.

Il sublime ripieno bianco strong mortadella con mortadella e canapaccio con latte di bufala e ancora la porcini norcini con fior di latte ‘il casolare’, prosciutto cotto ‘branchi p. p.’, funghi porcini ‘brancaleone’, parmigiano reggiano stagionato 36 mesi e olio extravergine dop ‘la torretta’.

La sogni di latte con burrata pugliese, cucungi di pantelleria, capocollo martinafranca ‘santoro’ presidio slow food che recupera dall’amico e fornitore gourmet Raffaele Scamardella, pecorino romano ‘brunelli 1938’, basilico e olio extravergine ‘madonna dell’olivo itran’s’.

Le sorprese del nuovo menu non finiscono qui, ma vi lasciamo qualche incognita da provare e a occhi chiusi, come la dea bendata!

La Dea Bendata
Corso Umberto I 93 Pozzuoli
Tel. 081 1918 9636

Aperto dal martedì al sabato dalle 19.30 alle 23.59
Sabato e domenica a pranzo dalle 12.30 alle 16.00

3Voglie a Battipaglia, le (buone) pizze di Valentino Tafuri

Avevamo incontrato in diverse occasioni Valentino Tafuri, giovane e bravo pizzaiolo campano, ma non eravamo mai riuscite ad andarlo a trovare al suo 3Voglie a Battipaglia. Cosi’ ho approfittato di una “gita” lavorativa a Eboli per rimediare e assaggiare qualcuna delle sue pizze, che non sono “napoletane” in senso stretto – anche se la scioglievolezza che caratterizza e rende unica la pizza napoletana c’e’ tutta – visto che Valentino usa soprattutto farine del Mulino Marino, propone anche impasti integrali e per la lievitazione utilizza la “biga Giorilli”, vale a dire un pre-impasto fatto con acqua, farina e lievito di birra. Il risultato e’ una base leggerissima, appena un po’ piu’ croccante della classica napoletana, tenuta volutamente abbastanza bassa di sale per dar spazio al gusto dei condimenti.

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Il nuovissimo menù di 50 Kalò di Ciro Salvo

Ciro Salvo è da sempre famoso per i suoi impasti. Possiamo dire che è il segreto del suo successo, ma chi eccelle ha il dovere di non sedersi sugli allori e continuare a migliorarsi. E’ quello che fa lui, Ciro, che già da tempo rivolge grande attenzione alla selezione delle materie prime che utilizza per condire le sue famigerate basi.
Nulla è lasciato al caso, tanto meno la scelta dell’olio sulla pizza che potrebbe sembrare una banalità, ma Ciro cerca in questo un’ulteriore svolta. Tre etichette selezionate aggiunte rigorosamente a fine cottura per esaltare il gusto originale dell’olio e sostenere una sana abitudine.

La prima pizza che proviamo è una margherita. Al palato il sapore è intenso, l’olio a crudo spicca regalando nuovi sentori ad un piatto ben conosciuto. L’etichetta scelta da Ciro per questo classico è Itran’s, un extravergine realizzato dalla sola cultivar Itrana della pluripremiata Azienda Agricola Madonna dell’Olivo di Serre (Salerno).

La Pizza e patate è l’unica pizza “cucinata” in carta: una crema di patate con soffritto di sedano, carote, cotiche e croste di Parmigiano proprio come tradizione esige per la pasta e patate napoletana. Vengono poi aggiunti dadini di Parmigiano Reggiano DOP 24 mesi, provola di Agerola, pepe nero e olio extravergine DOP Colline Salernitane del Frantoio Torretta. Voglia di pasta e patate ma voglia anche di pizza? Ecco, passate da 50 Kalò.

Per la Romana a modo mio con pomodorini del piennolo di Casa Marrazzo e un cuore di burrata che stempera alla perfezione il sapore deciso delle pregiate acciughe del Mar Cantabrico, Ciro sceglie l’olio extravergine Algoritmo 2017 dell’Agricola Marsicani DOP Cilento.

Una delle novità in carta è il Ciauscolo, il pregiato insaccato igp Marchigiano dal profumo delicato e aromatico, prodotto da Re Norcino. Ciro se ne appropria l’esclusiva, almeno per ora, come pizzaiolo in campania. La pizza Ciauscolo è con crema di zucca, fior di latte di Agerola, Ciauscolo IGP Re Norcino e provolone del Monaco Dop grattugiato.

Tante nuove pizze in questo menu, non solo creazioni eclettiche, ma anche grandi classici dimenticati, come la Capricciosa Campana con pomodoro pelato biologico di Casa Marrazzo, fior di latte di Agerola, salame irpino, carciofi del Cilento arrostiti, olive nere caiazzane, caciocavallo di latte nobile dell’Appennino Campano grattugiato e olio extravergine DOP Colline Salernitane Torretta aggiunti a fine cottura.

Per le sue selezioni i prodotti di eccellente qualità non sono l’unica variante, dietro il prodotto ci sono le persone e lui ama curare i rapporti personalmente con ogni fornitore, per una questione uman, certo, ma anche per poter fare richieste particolari, esporre le proprie esigenze e ricevere un prodotto ad hoc che renderà unico il suo prodotto finale.

Anche per la carta dei vini Ciro riserva grandi novità. Praticamente raddoppiata in numero di etichette, vanta 67 referenze per bere bene in pizzeria. Sarà possibile scegliere se accompagnare le pizze anche con un solo calice di rosso, rosato, bianco o grandi spumanti e champagne. Per chi ama la classica associazione pizza e birra, nascono due birre prodotte in esclusiva per 50 kalò prodotte dal birrificio Antoniano: la Giusta, una lager e la Rossa, una strong ale.

Tra le pizze fritte una new entry è la Montanara Fritta e al Forno con cuore di burrata e mortadella artigianale Re Norcino che non abbiamo avuto modo di provare, ma qualcosa ci dice che si tratta solo di tempo e quel tempo sarà lo stesso che ci separa dall’assaggiare anche il nuovissimo supplì alla crema di parmigiano, guanciale croccante e provola di Agerola. Qualcosa ci dice che finiremo con la Montanara dolce, altra novità di stagione, con crema di nocciole, fondente o ghianda della storica Fabbrica di cioccolato Gay Odin.

Teglie Roventi: il Piemonte di Prete incontra il Lazio di Pezzetta

Prendi due amici che sono anche maestri pizzaioli, un bel locale e della buona pizza.

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Luca Pezzetta e Massimiliano Prete

Questo l’evento Teglie Roventi che mercoledì ha visto Massimiliano Prete e Luca Pezzetta dividersi il forno dell’Osteria di Birra del Borgo di Roma e che, per si è perso i primi appuntamenti, prosegue per altre due serate a dicembre con la pizzeria Sancho e Pier Daniele Seu.

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Non una sfida quindi ma una collaborazione e uno scambio dove entrambi hanno presentato e preparato le loro pizze ai clienti del locale.

Mi sono fatta viziare e ho fato “solo” degli assaggi sia delle tre proposte di Massimiliano

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Topinanbur, seppia appena scottata, maionese di ricci di mare e chips di cavolo nero, intrigante e delicata

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Burrata e Crudo, un must imperdibile

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e “Sembrava una Margherita”, la mia preferita

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Invece Luca mi ha portato due assaggi di una classica pizza in teglia di Bonci che è sempre una garanzia.

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Una bella serata in un locale che a me piace molto, dove la pizza non delude mai e il tempo scorre veloce, soprattutto se si è in compagnia di chi ti racconta la passione per il proprio lavoro che fa sfornare tante buone pizze, e non solo.

A Milano ha aperto Pizza Gourmand di Gino Sorbillo

Gino Sorbillo triplica a Milano, se escludiamo Zia Esterina che fa solo pizza fritta, Lievito Madre al Duomo e Olio a Crudo. Infatti da qualche settimana Gino ha aperto in pieno centro a pochi passi dalla Galleria Vittorio Emanuele, in via Ugo Foscolo 3, la nuova pizzeria Gino Sorbillo Pizza Gourmand, che, cambia sia nell’ambiente che nella proposta rispetto alle precedenti.

Spazi luminosi divisi su due piani, circa 70/80 posti a sedere e una postazione per preparare la pizza, con il forno, al piano terra che si può vedere, da spettatori in balconata, dal soppalco.

Le pizze, tradizionali napoletane, una decina in tutto, sono regionali e gourmand, che significa ingredienti di qualità combinati tra loro tutti provenienza da un unica regione.

Ma non è questa l’unica novità della pizzeria perchè qui i dischi di pasta vengono cotti nel forno elettrico contravvenendo alla regola per cui la vera pizza napoletana è cotta in quello a legna (anche per ragioni ambientali).

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Noi abbiamo assaggiato la Campania con fior di latte di mucca Jersey dei Monti Lattari, pecorino Bagnolese di Bagnoli Irpino, che gli dà una spinta in più rendendola più gustosa, pomodoro San Marzano DOP, olio Evo biologico e basilico.

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e la Sardegna, piaciona e golosa, con pecorino Tiu Ettori (Latte Nobile di Pecora), Fiore Sardo Dop (formaggio di Pecora), ricotta salata di Oristano di Marcello Cuozzo, mozzarella, olio Evo biologico e basilico

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e una Caprese con focaccia

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e due dolci – Babà e Tronchetto – made nella celebre napoletana Casa Infante

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Paolo De Simone vince Elementi

Lunedì a Milano si è conclusa la seconda edizione di Elementi, la manifestazione che ha visto sfidarsi 36 pizzaioli provenienti da tutta Italia sui segreti dell’impasto e della buona pizza.

BSC05453Questa volta eravamo coinvolte in prima linea, Luciana in qualità di giurata, insieme alle colleghe Barbara Guerra e Sara Bonamini, il pizzaiolo Renato Bosco e il giovane chef Edoardo Fumagalli, e la sottoscritta come presentatrice.

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Una giornata lunga iniziata nel primo pomeriggio e ha visto i pizzaioli misurarsi su alcune prove, per niente facili, per testare le proprie abilità su impasti crudi, cotti e alcuni ingredienti che avrebbe portato a 10 partecipanti per la fase finale.

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Divisi in batterie, i 36 si sono alternati per quasi 3 ore in due prove molto interessanti: nella prima, a risposta multipla, i pizzaioli dovevano riconosciuto la forza della farina, le ore di lievitazione e idratazione di tre impasto crudi;

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la seconda era un Blind Tasting dove, bendati, dovevano capire tre impasti cotti e due “triplette” di latticini – fior di latte, bufala e stracciatella – e di pomodori Così Com’è – pizzutello, datterino giallo e rosso.

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Questi i dieci: Rossin Mirco – Pizzeria 4 stagioni, Legnago; Groppi Lorenzo – Il fornaio Monterosso, Monterosso; Gallifuoco – Francesco Pizzeria Franco, Napoli; Di Libero Edoardo; Carlo Carta – Bio Esserì, Milano; Scatorchia Antonello – Glamour, Rionero in Vulture; Romano Corrado – da Gibba, Genova; Locatelli Gianluca – Mi gioco la pizza, Bergamo; De Simone Paolo – Da Zero, Milano; Riontino Giuseppe – pizzeria Canneto Beach 2, Margherita di Savoia

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che si sono cimentati nell’ultima prova che consisteva nel creare, stendere e cuocere perfettamente una pizza gourmet avendo a disposizione gli ingredienti scelti e selezionati dallo chef giudice di gara Edoardo Fumagalli.

La giuria è stata attenta, ha posto domande e assaggiato tutto, si è confrontata, e alla fine ha decretato il vincitore, Paolo De Simone della pizzeria Da Zero a Milano, cilentano, molto emozionato che si aggiudica una fornitura di farina Molino Vigevano per la propria pizzeria pari a 800 €, una consulenza personalizzata gratuita da parte di uno dei tecnici di Molino Vigevano e una fornitura di prodotti Finagricola del valore di 450 €.

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che ha convinto la giuria con la sua pizza colorata e gustosa Fino e contraffino

Al secondo posto si è classificato del pugliese Giuseppe Riontino, della pizzeria Canneto Beach 2 a Margherita di Savoia con la pizza Emozionale

mentre al terzo troviamo Corrado Romano della pizzeria da Gibba di Genova con la sua Fumosa.

La serata si è conclusa con una degustazione delle pizze pensate dallo chef Fumagalli come questa con primo sale, spinacino e peperone crusco

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Contest PizzaUnesco: Giuseppe Vitiello il vincitore

Ieri sera Palazzo Caracciolo a Napoli si è trasformato in un teatro a cielo aperto per raccontare l’anima verace della città tra lo sventolio del bucato steso ad asciugare sui fili e i panieri abbassati dai piani alti, il profumo del caffè sul fuoco e della pizza appena sfornata, i suoni e gli schiamazzi provenienti dalle botteghe dove damine e circensi intrattenevano gli ospiti tra balli sensuali e fuochisti.

Un vero è proprio spettacolo per la finale del contest internazionale #pizzaUnesco realizzato da Mysocialrecipe, piattaforma di deposito e certificazione di ricette originali,

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pensata da Francesca Marino e nata per sostenere la candidatura Unesco dell’arte del pizzaiolo napoletano a Patrimonio dell’Umanità che arriverà il prossimo dicembre.

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Dieci i finalisti  – Giovanna Alberti (Melbourne, Australia) con ‘pizza Marina’; Gennaro Battiloro(Lucca, Italia) con ‘pizza Sensazioni’; Raffaele Bonetta (Napoli, Italia) con ‘pizza Ottospek’; Salvatore Grasso (Napoli, Italia) con ‘pizza 1916’; Ciro Iovine (New York, USA) con ‘pizzaSummer’; Vincenzo Onnembo (Rotterdam, Paesi Bassi) con ‘pizza del Padron’; Francesco Pone (Napoli, Italia) con ‘pizza Terra Antica’; Carlo Sammarco (Napoli, Italia) con ‘pizza Fior di zucca e alici’; Clemente Valentino (Forlì, Italia) con ‘pizza Veggie’; Giuseppe Vitiello (Caserta, Italia) con ‘pizza Doppia’ – che si sono sfidati a colpi di pizza durante l’intera giornata di ieri davanti a una giuria qualificata e attenta composta da Enzo Vizzari (presidente di giuria), Fiammetta Fadda, Eleonora Cozzella, Allan Bay, Giorgio Calabrese e Scott Wiener con il coordinamento di Tommaso Esposito.

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Ma prima di far scoprire il vincitore e far crescere l’attesa, Eleonora Cozzella e Luciano Pignataro

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hanno assegnato le undici menzioni speciali :

• Menzione rivista Italia a Tavola – “La pizza è anche fritta” a Antonio Troncone per la Verneteca Sannita;

• Menzione Associazione Italiana Sommelier – “Pizza maritata-miglior abbinamento vino-pizza” a Pasqualino Rossi per la Pizza Natalina;

• Menzione Luciano Pignataro Wine Blog – “La pizza di tutti” a Fabio Cristiano (fondatore della Scuola di Pizzaiolo, ha insegnato la sua arte ai giovani allievi non vedenti) per la Pizza Mandolino;

• Menzione rivista Ristorazione Italiana – “Pizza senza glutine” a Stefano Miozzo per la On Air;

• Menzione Mysocialrecipe – “Pizza più letta sul web” a Domenico Pentella per la Papillon;

• Menzione Legambiente – “Migliore pizza per gli aspetti nutrizionali” a Paolo De Simone per La Cilentana ai grani antichi;

• Menzione Nip (Nazionale Italiana Pizzaioli) – “Migliore pizza funzionale e alternativa” a Stefano Cioccari per la Mensa di Enea;

• Menzione La Fiammante – “Migliore pizza al pomodoro” a Giuseppe Vesi per la Fantasia di colori e sapori;

• Menzione Fic (Federazione Italiana Cuochi) – “Pizza Chef – Migliore pizza per l’originalità degli ingredienti” a Mauro Autolitano per la Pizza Tiziano bis;

• Menzione Ferrarelle – “Migliore pizza per l’impasto” a Giuseppe Pignalosa per La mia Nerano;

• Menzione Slow Food – “Pizza Slow – Migliore pizza per la territorialità” a Francesco Capece per la Marinara dell’alleanza.

 

Riuniti sul palco pizzaioli e giuria, che ha fatto i complimenti a tutti i partecipanti, è stato premiato Giuseppe Vitiello molto emozionato e felice tanto da non riuscire a commentare questa vittoria.

La pizza che ha vinto è la “Pizza a 2 strati“, con solo provola all’interno e, nella parte superiore, gusto marinara dal sapore piacevole, intenso e molto piaciona.

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Fuochi e Forno, a Casa Vitiello con Roy Caceres (e altre stelle)

Uno ha 25 anni, e’ di Caserta ed e’ un bravissimo pizzaiolo – forse il migliore della sua generazione per tecnica e consapevolezza – che da circa un anno ha aperto Casa Vitiello, una pizzeria accogliente come una casa a Tuoro, poco distante dal centro Caserta. L’altro ne ha 40, e’ nato in Colombia (ma e’ in Italia da circa due decenni) e dal 2012 e’ lo chef di Metamorfosi, ristorante romano con una stella Michelin. Ciccio Vitiello e Roy Caceres si sono conosciuti due anni fa a Vinoforum per una cena a 4 mani, il primo evento “fuori sede” a cui partecipava il pizzaiolo; da allora, nonostante le differenti esperienze, e’ nata una bella amicizia e collaborazione. Non poteva che essere Roy, dunque, il primo ospite delle giornate “Fuochi e Forno”: un format che, in altretre date (a gennaio, febbraio e aprile) vedrà il coinvolgimento di grandi maestri della cucina che per un giorno si trasferiranno in pizzeria per un pranzo o cena sui generis a 4 mani con Ciccio Vitiello. Continua a leggere “Fuochi e Forno, a Casa Vitiello con Roy Caceres (e altre stelle)”